Roboze: una startup italiana guida l’innovazione nella stampa 3D

Advanced manufacturing è la parola d’ordine nella produzione manifatturiera 4.0, in grado non solo di migliorare processi ed efficienza in quasi tutto lo spettro dei settori industriali ma anche di cogliere al volo sfide cruciali nel passaggio già avvenuto dalla mass production alla mass customization. Dopo l’assaggio di alcune applicazioni interessanti avuto alla Maker Faire 2018 è interessante comprendere come la tecnologia made in Italy sia in grado di fare un ulteriore passo avanti, non solo nelle realtà industriali più consolidate, ma anche segnando il passo nel mondo dell’innovazione.

3D printing sw and serv market size

Fatturato mondiale di software e servizi per la stampa 3D in milioni dollari (Fonte: Oerlikon survey, maggio 2017)

Abbiamo quindi intervistato Roboze, fondata da Alessio Lorusso che realizza stampanti 3D per grandi produttori industriali ed ha vinto il premio Ernst & Young per la startup dell’anno 2018 oltre ad essere annoverato tra i 30 under 30 più influenti d’Europa da Forbes.

Roboze ha sedi in Italia e USA e consolida giorno dopo giorno il suo ruolo di leader nella progettazione e produzione delle stampanti 3D più precise al mondo per super polimeri con un sistema brevettato che consente di produrre parti speciali per test funzionali estremi e applicazioni finali dedicate al metal replacement in settori come Aerospace, Oil&gas, Racing, Defense, Automotive, Manufacturing.

Come è nata Roboze? Tre consigli che condividereste con startup italiane del vostro settore.

Roboze nasce dall’idea di Alessio Lorusso, 28 anni, di Bari, startup con sedi in Italia e Stati Uniti che realizza stampanti 3D per grandi produttori industriali, come General Electric USA, Airbus, Bosch, Honeywell, Dallara Automobili, Iveco. Ha vinto il premio EY per la migliore startup dell’anno 2018. Anche Forbes lo ha premiato quest’anno, inserendolo tra i 30 Under 30 più influenti d’Europa nella categoria Industry. L’azienda ha quadruplicato il fatturato negli ultimi 2 anni, puntando dritti a superare i 2 milioni quest’anno, con l’export che attualmente conta per il 75%.

La tecnologia Roboze sviluppata e prodotta a Bari, ha anche varcato i confini statunitensi con la corporation Roboze INC, con l’obiettivo di sviluppare il mercato Nord-Americano.

I consigli che mi sento di condividere sono:

  • mai distrarsi dall’obiettivo finale
  • non farsi scoraggiare dai momenti bui che contraddistinguono la fase di start up
  • avvalersi di validi collaboratori
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Courtesy of Roboze press office

Advanced manufacturing ed industria 4.0 sono la sfida competitiva del presente e del futuro immediato. Quali sono le soluzioni che proponete e quali le difficoltà che incontrate?

Roboze sviluppa, produce e commercializza le stampanti 3D con tecnologia FFF 3D più precise al mondo, specializzate per la stampa di polimeri ad alte performance per applicazioni estreme. Roboze ha definito un nuovo standard innovativo nella tecnologia di stampa 3D aiutando i suoi clienti nei settori dell’aviazione, della difesa, dello spazio e della produzione a ridurre il time to market, migliorare l’efficienza, ridurre i costi e guidare l’innovazione. Oggi l’azienda conta 3 serie di stampanti 3D: la serie desktop, con le macchine Roboze One e Roboze One+400, per la stampa di prototipi funzionali e componenti finiti con ripetibilità e precisione di posizionamento pari a 25 micron; la serie desktop/production, presentate in occasione del Fromnext 2018 a Francoforte. Le versioni desktop di Roboze si evolvono e fanno spazio a nuova generazione di stampanti 3D FFF: Roboze One Xtreme e Roboze One+400 Xtreme. Ancora più precise, ancora più innovative e con nuovi materiali ingegnerizzati e personalizzati sulle esi genze dei settori più estremi; la serie production: dalla prototipazione alla produzione di pezzi finiti su larga scala con Argo 500, la prima stampante della serie “production” Roboze. Il suo ampio volume di stampa di 50 cm x 50 cm x 50 cm consente agli utenti di soddisfare la crescente esigenza di stampare pezzi di grandi volumi con materiali plastici ad alte prestazioni.

Oggi sono presenti sul mercato oltre 1.000 modelli di oltre 300 produttori, di cui circa settanta producono macchine industriali (oltre $ 5,000) e una dozzina di sistemi ibridi che integrano la produzione additiva, sottrattiva (CNC) e robotica.

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Courtesy of Roboze

Il valore dei beni prodotti con la produzione additiva è di circa l’1% del mercato manifatturiero globale, ma si prevede che aumenterà notevolmente nei prossimi anni. Questa tendenza, che sembra molto lenta, è sicuramente data dalla velocità con cui le soluzioni di stampa 3D innovano. Il mercato AM vede implementazioni quotidiane e nuove scoperte e tecnologie che si propongono su base annuale, quindi le innovazioni radicali spesso spaventano gli utilizzatori finali che temono di investire in una macchina che sarà presto obsoleta.

Altre barriere, dal punto di vista invece dell’offerta, sono principalmente legate alla ricerca di personale qualificato. La tecnologia di stampa 3D ha visto solo recentemente l’interesse del mondo universitario e dei governi, quindi è difficile per le aziende trovare personale specializzato nei sistemi AM. Oggi, il mondo intero è consapevole che questa nuova rivoluzione industriale, data la velocità dell’innovazione aziendale, sta diventando sempre più una realtà e, ovviamente, i governi e le università stanno investendo molto nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze delle nuove generazioni.

Limiti pratici sia per la plastica che per il metallo AM sono: velocità di stampa / produzione, proprietà meccaniche dei materiali e qualificazione dei processi e dei materiali per la produzione di parti finali come in Aerospace.

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Additive manufacturing: dimensione del mercato in miliardi di dollari dal 2015 a oggi (Fonte: Global Mobile Radar)

Quali sono secondo la vostra esperienza tre settori in cui vedete la maggiore reattività dalle imprese sulle nuove tecnologie come la vostra, e quali tre settori ad alto potenziale ancora da esprimere?

Le industrie che stanno perseguendo l’uso di AM per la produzione sono sicuramente l’aerospaziale, la difesa e l’energia con un CAGR stimato superiore al 20% nei prossimi 5 anni. A seguire, tutt’altro che meno importante, le industrie medicali ed educative.

Sicuramente la tendenza più grande è quella di produrre attrezzature e maschere da lavoro (Jigs&Fixtures) nelle proprie linee di produzione. La stampa 3D è un processo unico che non richiede stampi, assemblaggi, ecc. E l’opportunità di produrre i propri strumenti in casa, riducendo i costi di produzione, compresi i costi di inventario, è un’opportunità per le aziende manifatturiere impossibile da non considerare. Avere la capacità di farlo con materiali tecnici adatti per il collaudo degli stessi strumenti porta anche valore aggiunto all’interesse di queste aziende.

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Potete condividere una case history di successo nell’industria manifatturiera con l’applicazione delle vostre soluzioni tecnologiche?

Realizzazione di una flangia di interfaccia customizzata ad hoc in Carbon PA, poliammide caricata con fibra di carbonio, per una specifica applicazione di movimentazione di materiali morbidi, ottenuta grazie al lavoro combinato tra un sistema pneumatico di presa ed un sistema robotico a 6 assi, progettata e prodotta da Caracol Studio.

Il progetto richiedeva l’utilizzo di un materiale meccanicamente performante: la scelta è ricaduta appunto sul Carbon PA, un filamento in Poliammide additivato in fibra di carbonio. Questo approccio, oltre ad essere più economico rispetto al tradizionale, ha permesso al cliente di ricevere un pezzo completamente funzionale dal design contemporaneo ed accattivante, studiato e creato appositamente per la lavorazione non-standard richiesta, ampiamente più leggero ed in grado quindi di aumentare la velocità di lavorazione del robot, e quindi la produttività generale. Un altro modo per farlo, semplicemente, non esiste.

 

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