Maker Faire 2018: tre novità interessanti

Si è conclusa domenica scorsa la Maker Faire Roma, edizione europea della kermesse: sempre un carotaggio importante nel mondo dell’innovazione italiana. Maker e non solo: startup, spin off universitari, aziende consolidate e major companies attive nei settori tematici di questa edizione: aerospazio, robotica, elettronica, economia circolare, design e lifestyle, future food e molto altro. Spiccano quest’anno oltre alle centomila presenza registrate in tre giorni (molte famiglie, bambini, studenti, ma anche tanti appassionati, imprenditori e professionisti del settore) soprattutto i 700 progetti selezionati e provenienti da 61 nazioni diverse, con un taglio internazionale supportato in maniera intensiva da ICE – Italian Trade Agency con quasi duecento operatori esteri selezionati tra VC funds, business angels, investitori e player internazionali interessati a scommettere sull’innovazione.

Non mi dilungo su quest’aspetto (per non sembrare aziendalista più del necessario) ma ecco tre novità molto interessanti che mi hanno colpito nel 2018:

#1 – economia circolare: un business sempre più vivace

Un intero padiglione dedicato all’economia circolare dove non solo giganti come ENI hanno presentato tecnologie all’avanguardia (recuperare materiale combustibile dall’olio esausto delle fritture, con tanto di ristorante circolare in fiera per un live test), o i progetti europei come StarProBio che punta al concreto sviluppo di prodotti bio-based, ma anche molto altro. Tanti player che realizzano prodotti e tecnologie protagoniste della economia circolare, anche immediatamente spendibili su beni commodity: un esempio su tutti è WisePower che presenta tecnologie proprietarie per recuperare energia dalle vibrazioni in modo da evitare batterie, cavi ed elettronica in piccoli oggetti e wearables (rasoi, spazzolini da denti, e molto altro) con possibilità di applicazione estremamente varie.

Secondo i dati Eurostat l’Italia è, in Europa, il Paese che più utilizza nei processi di produzione la materia prima circolare, o materia prima seconda (18,5%) , quasi raddoppiando rispetto alla Germania (10,7%) . Questo nuovo paradigma di produzione  sta diventando un fattore competitivo per i sistemi produttivi nei prossimi anni e decenni, se consideriamo che la Commissione Europea stima tra i vantaggi del modello circolare circa 600 miliardi di euro (8% del fatturato) di risparmi per le imprese e la creazione di circa 580.000 posti di lavoro.

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Un modello semplificato di economia circolare dei materiali e dell’energia secondo l’Unione Europea, che sta puntando molto sull’implementazione di tecnologie e processi in grado di ottimizzare i processi produttivi e creare nuove opportunità di business

L’Italia ha è uno dei paesi all’avanguardia anche nel cruscotto degli indicatori che l’Eurostat elabora per misurare l’efficienza delle risorse, e che è una delle cartine tornasole strategiche del progresso verso l’economia circolare dell’Unione. Prendiamo la produttività delle risorse: se andiamo a dividere il prodotto interno lordo per il consumo domestico delle materie prime l’Italia è il quarto paese dopo Olanda, UK e Lussemburgo nell’Europa a 28, ed ha una performance superiore agli altri paesi esportatori e trasformatori leader come la Francia o la Germania. Questo importante risultato è dovuto fondamentalmente alla crescita nell’efficienza delle risorse che tuttavia, se allarghiamo lo sguardo anche ai paesi G7 evidenzia ancora un forte divario con paesi quale Regno Unito e Giappone. Nei dati aggregati sui rifiuti, che rimangono costanti negli ultimi 5 anni, cresce la frazione idonea a processi di riciclo, aumentando così le potenzialità per rendere sempre più circolare l’economia italiana. Interessante il dato sulle materie prime seconde generate a partire dalla raccolta differenziata urbana. Considerando carta, legno, vetro, plastica ed organico, sono state reimmesse sul mercato circa 10,6 milioni di tonnellate (oltre 60% come recupero di materia).

#2 – stampanti 3D: verso una commodity in grado di rivoluzionare settori importanti

Prendo un esempio su tutti ma ce ne sono moltissimi: una stampante 3D arriva a costare anche sotto i 500€. Ovviamente non è sufficiente un solo hardware del genere per farsi un fablab in house (e in passato ne abbiamo visti diversi su queste pagine quiqui), ma sicuramente allarga le possibilità di accesso. Le applicazioni sono importanti: la prototipazione live utile a dentisti, odontoiatri e tante altre professioni, oppure la possibilità di liberare potenziale importante tra i maker e l’artigianato 4.0 per un do it yourself come si deve.

 

#3 – healthcare e wellness: innovazioni dagli effetti dirompenti per la vita quotidiana

Prima di tutto c’è la success story di quest’anno: Clairy ed i suoi purificatori d’aria. Presentato due anni fa al CES di Las Vegas, la fiera di elettronica più importante al mondo, l’azienda viene avvicinata da Plug&Play Ventures, l’acceleratore di startup che vanta investimenti in Google, Dropbox e PayPal. Un vaso smart che consente di purificare l’aria ed è totalmente ecologico è un’idea dirompente.

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Clairy il purificatore d’aria

Il successo è enorme sin da subito: raccogliendo centinaia di migliaia di dollari grazie al micro funding, Clairy è stato premiato per il design e l’innovazione un po’ ovunque, fino ad essere finanziato con due milioni di dollari dalla Commissione Europea grazie nell’ambito di Horizon 2020. Ad aprile 2018 è uscito anche NATEDE, il secondo prodotto che presenta un nuovo design innovativo in biomateriale, e che ha raccolto 1 milione di dollari in pochi giorni.

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C’è spazio anche per i robot alla Maker Faire 2018, e quello del CNR è il più gettonato del padiglione. Anche quando gli toccano la testa e sembra vagamente risentirsi!

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