I venti protezionisti americani minacciano il made in Italy?

trump signing executive orderNeanche due giorni dopo le dichiarazioni al vetriolo di Trump sulla “guerra commerciale” e la firma di due ordini esecutivi sul commercio internazionale, i media si sono scatenati con toni preoccupati sulle tentazioni protezionistiche della nuova amministrazione americana. Di fatto gli ordini esecutivi sono un primo passo verso l’identificazione delle effettive misure di intervento per contrastare quelle che Trump vede come pratiche commerciali ostili di alcuni paesi fornitori. Il primo dispone un’indagine entro novanta giorni sulle cause del deficit commerciale degli USA, il secondo l’applicazione più rigorosa delle norme anti-dumping per il contrasto alla concorrenza sleale. La certezza che gli strali delle nuove misure colpissero solo Cina, Messico, Germania e Corea del Sud è stata scalfita sin dalle prime ore di venerdì scorso, quando sono cominciate a girare indiscrezioni sulla volontà di colpire alcuni prodotti d’eccellenza dell’export europeo e, nello specifico, alcuni prodotti iconici del made in Italy come la Vespa o le specialità agroalimentari. Una possibile virata protezionista che chiude la stagione dell’avvicinamento iniziata con i negoziati sul TTIP, ed apre scenari preoccupanti soprattutto per le aziende italiane che hanno trovato negli Stati Uniti uno dei maggiori driver nella crescita dell’export degli ultimi anni.

tweet trump

Eppure i toni allarmistici di alcuni quotidiani sono stati ridimensionati dalle dichiarazioni di addetti al settore come la Piaggio che ha ribadito la scarsa rilevanza degli USA (2%) rispetto al proprio fatturato estero, o Paolo Barilla che nel lanciare la nuova Unione Italiana Food ha mostrato cauto ottimismo sulla possibilità che misure classifica daziprotezionistiche siano scongiurate dalla reciproca convenienza commerciale.
Interessante anche il commento di Oscar Farinetti che ha ricordato come il vecchio cavallo di battaglia americano delle esportazioni di carne di manzo bloccate dalle autorità europee, sia stato recuperato ad hoc nelle polemiche dei giorni scorsi, ma possa rappresentare un appiglio per i falchi dell’amministrazione USA dato che il settore si è recentemente adeguato per poter esportare liberamente in Europa carni che rispettano le normative sanitarie e di sicurezza alimentare degli stati membri, in alcuni casi realizzando ristrutturazioni industriali ad hoc. Certo non parliamo di una problematica di poco conto, considerata la forte rilevanza nelle recenti e più accese dispute in ambito WTO, al pari delle risse su Airbus/Boeing o sugli altri dossier più strategici.

Se è presto per preoccuparsi, non è però opportuno sottovalutare la portata di eventuali cannoneggiamenti commerciali dall’altra parte dell’Atlantico. Per il made in Italy gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale, soprattutto per il settore agroalimentare che ha registrato performance di crescita record negli ultimi tre anni e che ha ancora un enorme potenziale da sfruttare. Se guardiamo i grafici con gli ultimi dati sul commercio Italia – Stati Uniti ci rendiamo conto sin da una prima occhiata di come la questione sia un nervo scoperto.

E’ presto per preoccuparsi, non per essere vigili.

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[Header photo by Augusto Navarro via Unsplash]

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