Brexit: inizia lo showdown?

theresa may finger

Theresa May, che dovrebbe avviare ufficialmente la procedura di uscita dall’UE il prossimo 15 marzo

Manca davvero poco alla mossa d’apertura del Regno Unito sulla partita della Brexit. Theresa May, secondo diverse fonti bene informate, è pronta ad attivare il processo ufficiale di uscita dall’Unione Europea attraverso il famoso articolo 50 del Trattato di Lisbona. Rispetto alle analisi precedenti, il contesto è mutato profondamente.

Intanto c’è stata la condivisione di un White Paper che ha inteso fissare alcuni punti ritenuti prioritari dal governo britannico, poi si sono susseguite analisi meno catastrofiche sull’impatto economico delle trattative dato che persino l’Economist Intelligence Unit ha rivisto le prospettive economiche al rialzo: il PIL è dato nel 2017 a +1.2% invece del +0.6%.

Nel White Paper si precisa sia la volontà di dialogare attivamente con istituzioni ed aziende nel processo negoziale, assicurando ai cittadini e al parlamento un controllo efficace e partecipato sulle questioni di interesse comune e sensibile. Viene poi illustrato chiaramente l’iter tecnico della Brexit: ci sarà un Great Repeal Bill per convertire di fatto le esistenti leggi europee in normative domestiche in modo da disapplicarle immediatamente dopo l’uscita dall’Unione, o modificarle in base all’interesse nazionale. Durante la negoziazione le posizioni saranno mantenute segrete, per non inficiare il processo svantaggiando la parte britannica, e l’accordo finale dovrà passare al voto di entrambe le camere. Importante anche la rassicurazione sui finanziamenti europei: tutti i progetti già confermati attraverso l’European Structural and Investment Funds saranno finanziati completamente dal governo. Inoltre istituzioni, università e aziende proseguiranno normalmente la propria attività di acquisizione di fondi in sede di Commissione Europea. Il Tesoro garantirà inoltre al settore agricolo i fondi che sarebbero dovuti arrivare nel quadro della politica agricola comune (PAC) fino al 2020 incluso.

Importanti anche i punti su immigrazione e controllo di accessi e permessi di residenza, mentre sul libero commercio con i mercati europei si mantiene un’impostazione che sottolinea l’importanza del Regno Unito quale mercato di destinazione per l’export dell’Unione. Viceversa l’export britannico ha un respiro più internazionale e si lascia intendere che non mancheranno sponde tali da non pregiudicare il made in UK. Durante i trattati il governo non cercherà di rimanere all’interno del mercato unico europeo ma tenterà comunque di negoziare la modalità di commercio più integrata ed agevole tra il Regno Unito e l’UE, tramite un Free Trade Agreement tra UE e Regno Unito ed un accordo doganale con l’UE. Resta ferma la volontà di non ricalcare un modello già esistente, perché si tratta di un rapporto completamente differente da regolare con assetti nuovi ed inediti, eppure i legami dovranno rimanere saldi e stretti, dato che uscire tout court dal mercato unico significherebbe non solo perdere i privilegi nei 27 paesi dell’Unione, ma anche nei 50 con cui l’Europa ha stretto accordi preferenziali.

net migration

Un quadro dell’immigrazione in Regno Unito, secondo gli ultimi dati ufficiali rilasciati dal governo britannico

C’è poi la questione sondaggi da tenere presente che si gioca prevalentemente sul nodo degli immigrati che tanto ha pesato sugli umori dell’elettorato durante la campagna del referendum. Il futuro della City londinese dipende infatti dalla capacità di assumere talenti di altissimo livello da tutto il mondo, come ribadito in più occasioni dal sindaco Sadiq Khan. Solo una frazione dei tre milioni di cittadini europei che in questo momento vive e lavora stabilmente nel paese è impiegata nel settore finanziario, eppure le decisioni su questo argomento saranno di cruciale rilevanza per il futuro dell’economia britannica e degli equilibri relazionali con l’Unione Europea.

sadiq khan

Sadiq Khan, sindaco di Londra, monumento vivente all’anima cosmopolita della città

I sondaggi più recenti confermano che la stragrande maggioranza dei britannici vuole che le persone di nazionalità europea ottengano la residenza (con lo stesso trattamento garantito anche ai connazionali che vivono in Europa). Eppure tra coloro che hanno votato leave in occasione del referendum c’è comunque la forte volontà che sia mantenuta la reciprocità obbligatoria nel fare questo tipo di concessioni, anche se appare poco realistico ottenere un assetto del genere nelle negoziazioni post Brexit.

Il quadro è complicato, ma il conto alla rovescia inizia presto, forse già dalla prossima settimana. Sarà un braccio di ferro interessante, con forze negoziali sbilanciate su alcuni dossier, e più alla pari su altri. Sperando che altre tempeste populiste all’orizzonte, come le elezioni olandesi della prossima settimana, non vadano ad infierire ulteriormente sulla crisi europea.

uk trade balance

Un’occhiata alla bilancia commerciale britannica con i paesi dell’Unione Europea. Chiaramente c’è uno sbilanciamento. Bisogna tener conto però che l’uscita dal mercato unico comporta anche l’uscita dai trattati preferenziali siglati dall’Europa con cinquanta paesi nel mondo. Non è un dettaglio da poco.

[header picture by David Dibert via Unsplash]

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