ONB Analytics: la startup che fotografa i flussi di conoscenza nella tua azienda

Quante volte avete sperimentato gli effetti nefasti di un gap di comunicazione nel vostro team lavorativo? Quante volte una comunicazione interna più fluida, meno ingessata, e più aperta avrebbe portato innovazione ed incrementato l’efficienza? L’esigenza di valorizzare le risorse umane in un contesto di condivisione e ottimizzazione della conoscenza è abbastanza chiaro, anche se spesso è difficile individuare i punti nevralgici su cui agire.

ONB logoAlla SMAU di Roma la startup ONB analytics ha presentato la propria soluzione innovativa ed efficiente. Un sistema di analisi che scatta una fotografia istantanea dello stato di collaborazione e condivisione delle conoscenza all’interno di un’azienda visualizzando il flusso di comunicazione sia interna (tra i reparti) che esterna (clienti, fornitori). Un sistema che ha già ricevuto interessanti riconoscimenti come il premio Bendigo Inventor Awards, la Startup Cup Palermo 2013, ed è arrivato in finale al Premio Nazionale dell’Innovazione 2013 e all’eCapital award.Bendigo Inventor Awards

Abbiamo avuto il piacere di condividere con Maria Meister mission, visione, e potenziali innovativo e di business di ONB Analytics. Ed è stato estremamente interessante.

Come nasce l’idea di ONB e la scommessa di investire nell’innovazione nel settore della gestione delle risorse umane?

Maria Meister - Co-Founder di ONB Analytics

Maria Meister – Co-Founder di ONB Analytics

L’idea di ONB, ovvero la scommessa di captare con indicatori chiari e grafici semplici, le problematiche e il potenziale della struttura organizzativa e delle risorse umane, nasce dalla simbiosi di tre discipline unite nei soci co-fondatori: l’economia, la sociologia e l’informatica.
Le basi scientifiche delle analisi ONB sono l’organizational network analysis e l’adaptive competence mapping. L’analisi della rete aziendale utilizza gli strumenti della teoria dei grafi ed è stata alla base del percorso di dottorato della co-founder Stefania Vitali, che ha ottenuto il PhD presso il Politecnico Federale (ETH) di Zurigo sulla base di studi sull’analisi empirica e teorica di processi economici attraverso strumenti innovativi.
La volontà di rendere utilizzabili questi strumenti per le aziende innovative che hanno una forte necessità di gestire al meglio le proprie risorse umane, ha attirato l’attenzione della sociologa Maria Meister, che in passato aveva studiato l’effetto di comportamenti e aspettative sociali sulla performance in contesti competitivi. Maria ha subito condiviso l’idea che una gestione cosciente delle relazioni e delle competenze delle risorse umane poteva creare un importante vantaggio competitivo per le aziende.
Grazie all’impegno dell’informatico del gruppo, Rosario Distefano, è stato possibile creare un applicativo software che rende accessibile questo tipo di analisi per i top manager, soddisfacendo il loro bisogno di percepire informazioni accurate in pochissimo tempo.

Condivisione e conoscenza sono fondamentali...per capire cosa sta accadendo! (Photo by Neil Slavin)

Condivisione e conoscenza sono fondamentali…per capire cosa sta accadendo! (Photo by Neil Slavin)

Qual è il valore aggiunto di ONB? Quali vantaggi competitivi e di redditività offrite al vostro target aziendale?

Il target di ONB sono le aziende medio-grandi e grandi che sono leader nei loro settori e hanno la capacità di innovare nel loro DNA. I nostri strumenti di tipo software as a service gli permettono di andare oltre nel loro percorso del miglioramento continuo, lasciandosi alle spalle la concorrenza internazionale. ONB, infatti, scatta un’istantanea dell’organizzazione aziendale attuale per verificarne la reattività e la dinamicità. Rendendo visibili i blocchi nel flusso dell’informazione e individuando le persone riconosciute come leader – indipendentemente dal ruolo formalmente ricoperto – le aziende sono messe nella condizione di prendere decisioni più consapevoli sui cambiamenti della struttura organizzativa e ottenere una maggiore flessibilità e produttività delle risorse umane.
ONB offre inoltre informazioni preziose per affrontare con maggiore efficacia i processi d’integrazione che seguono ristrutturazioni, acquisizioni o fusioni aziendali.

In Italia lo startup environment sta prendendo forma in maniera dinamica e interessante, nonostante il ritardo e le criticità accumulate nei confronti degli altri paesi europei. Raccontateci la vostra esperienza nel rapporto con i sistemi di finanziamento, le istituzioni, gli altri startupper e l’universo dell’imprenditoria innovativa italiana.

ONB ha vissuto e sta vivendo direttamente questa apertura istituzionale verso il mondo delle start-up. Abbiamo partecipato per esempio a corsi formativi di altissimo livello organizzati da Banca Intesa e Confindustria, erogati gratuitamente alle start-up selezionate. Inoltre siamo seguiti da Settembre 2012 dall’incubatore di imprese dell’Università di Palermo. Abbiamo visto in questi due anni, da quando siamo partiti, tantissimi giovani con la voglia di fare, ma abbiamo visto anche grosse difficoltà nel trovare le risorse finanziarie per portare avanti la propria iniziativa velocemente. Va benissimo la formazione per accelerare e per evitare di fare scelte sbagliate durante i primi passi, ma occorre una maggiore fiducia nei giovani che non hanno altro che la loro idea da mettere sul piatto. Altrimenti si rischia che tanta energia si disperda e l’Italia non si può permettere di spingere le migliori idee verso la fuga dal paese. Ci sono tanti fondi Europei, soprattutto per il Sud? Bene. A che servono se sono vincolati a fideiussioni bancarie o altre forme di sicurezza? Quale sicurezza possono dare i soci di una start-up che hanno già investito i propri risparmi in capitale sociale, trasferte, marketing, ecc.? E a che serve un bando che mi permette di recuperare il 30% delle spese dopo un anno e a condizione che realizzo alla lettera il business plan presentato l’anno prima? Vanno di moda le parole start-up e innovazione e quasi tutte le banche e istituzioni le utilizzano per rinfrescare la propria immagine. ONB è costituita da solo due settimane e assaporerà quindi la reale disponibilità dei sistemi di finanziamento nei prossimi mesi.

Negli USA abbiamo assistito a interessanti flussi di investimento per finanziare startup del segmento enterprise social networking come Yammer (acquisito dalla Microsoft e in contrasto con altre brillanti piattaforme emergenti come Slack), o anche Jive o Socialtext. Qual è la vostra opinione nei confronti di tali sistemi digitali di comunicazione nell’ottimizzare la condivisione ed il team building in un’azienda mediamente strutturata?
Ritenete sia interessante un’integrazione con i vostri servizi, si può pensare ad eventuali sinergie in futuro?

Riteniamo che questi sistemi siano assolutamente necessari per tenere il passo con la velocità di comunicazione alla quale si sono abituati tutti gli utilizzatori di smartphone e tablet. Le aziende non ne possono fare a meno – sono oramai vitali per favorire la comunicazione interna e per dialogare con i propri clienti. Ed è proprio per questo che l’integrazione con il SaaS di ONB diventa quasi obbligatoria: non si può ignorare o lasciare all’autogestione un flusso d’informazioni di tale volume e importanza. Per il management aziendale diventerà sempre più difficile rendersi conto della quantità e qualità delle informazioni che passano attraverso i vari canali digitali ed è qui che ONB da un supporto reale, scattando una fotografia dello stato attuale e indicando le criticità. Il nostro software riduce la complessità e permette quindi di agire, invece di assistere passivamente al cambiamento.

Teamwork and team spirit

“Con il nostro sistema” afferma Maria Meister “le aziende sono messe nella condizione di prendere decisioni più consapevoli sui cambiamenti della struttura organizzativa e ottenere una maggiore flessibilità e produttività delle risorse umane”

Quali sono, a vostro avviso, le startup più interessanti nel panorama europeo e americano nel vostro segmento? Avete individuato player ad alto potenziale? Chi sono gli altri attori del mercato?

Ci sono una serie di start-up italiane, europee e americane promittenti che analizzano big data aziendali in generale, ma non specifico per le risorse umane. Aziende internazionali che hanno sviluppato prodotti di talent e knowledge management di nicchia, come per esempio Kenexa, SuccessFactors e Taleo, sono state acquistate da grandi gruppi che cosi riescono a colmare le lacune dei loro prodotti già affermati sul mercato. Per esempio SuccessFactors (Gruppo SAP), offre ai suoi circa 3500 clienti e 8000 utenti una soluzione basata sull’allineamento strategico e la valutazione delle risorse umane da manager, colleghi e clienti su alcune dimensioni (es., capacità comunicativa, capacità di vendere, ecc.) per visualizzare velocemente l’organigramma e ricercare parole chiavi o tags in linea con i target, misurare quanto è migliorata la performance in seguito ad un corso di formazione, ecc. Non vengono comunque valutate le qualifiche più tecniche e particolari derivanti dalle relazioni che si creano in ambiente lavorativo, che noi riteniamo invece importanti. Un’altra società concorrente molto affermata nel mercato è la Lumesse che acquisisce i dati attraverso questionari digitali che richiedono la partecipazione attiva per almeno 2-3 ore ad ogni risorsa.
Riteniamo quindi che i punti di forza del nostro progetto, rispetto ai servizi già presenti sul mercato, siano il nostro metodo di data mining e analysis, frutto di esperienza pluriennale nel campo della ricerca scientifica sulle reti e la gestione di grandi database, che ci permette di dare un taglio più rigoroso e scientifico all’argomento, e la raccolta innovativa dei dati, che permette un risparmio in termini di tempo e risorse umane coinvolte, oltre ad offrire un’elevata affidabilità dei dati stessi.
Nella vostra esperienza italiana e nel “fotografare” lo stato della collaborazione e condivisione all’interno dei contesti aziendali, avete individuato peculiarità specifiche? Quali? Ci sono situazioni che vi aspettate maggiormente in un contesto italiano rispetto ad aziende simili negli altri mercati?
Attualmente stiamo portando avanti il primo progetto pilota in un azienda italiana. Non possiamo quindi dichiarare di avere già individuato delle peculiarità specifiche. Ci aspettiamo che le fotografie scattate in Italia non siano molto diverse da quelle che potremo scattare in altri paesi europei o negli USA. Pensiamo che saranno la filosofia e i valori aziendali che faranno la vera differenza tra un scenario e un altro. Dove la gerarchia è molto sentita e praticata, avremo una fotografia diversa rispetto a quella che potrebbe essere per esempio la fotografia dell’organizzazione di Google.

Raccontateci le difficoltà maggiori, le sfide più avvincenti e…gli aneddoti più divertenti della vostra avventura imprenditoriale.

La vera difficoltà che vive una start-up è quella di tenere alta la motivazione nel perseverare verso una direzione incerta, variabile nel tempo e a ritmi veloci. Quando capita di candidarci per concorsi e premiazioni, di volta in volta occorre riaggiornare il tutto. L’agilità che richiede una start-up innovativa, rende obsoleto ogni descrizione dell’idea, dei prodotti o anche lo stesso business plan nel giro di poche settimane. Inoltre, essendo il nostro un prodotto nuovo e innovativo, è vittima di mutamenti continui e, nel nostro caso, è l’informatico del gruppo che deve tenere il passo adattando la visualizzazione o aggiungendo nuove funzionalità in base al feed-back che riceviamo. Pur vivendo a Marina di Ragusa, l’estate scorsa Rosario non ha visto né sole né mare arrivando a Settembre ancora bianco come la carta e con 5 Kg in meno! Un altro aneddoto riguarda la nostra partecipazione al Premio Nazionale dell’Innovazione, quando camminando per le strade di Genova la gente ci guardava strano perché ripetevamo il nostro pitch ad alta voce per perfezionarlo…

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