Orizzonti d’Oriente per il vino italiano?

(Versione italiana del mio articolo sul China Daily Mail)

L’ultimo report dell’OIV (International Organisation of Vine and Wine) evidenzia la crescita costante del consumo di vino nel mercato cinese. La Cina rappresenta il quinto consumatore del mondo, con un valore totale annuo di oltre quindici milioni di ettolitri, neanche troppo distante da mercati tradizionali come Francia, USA, Italia e Germania.Chinese people tasting

L’ultima edizione di Vinitaly, che ha coinvolto oltre 150.000 visitatori e 53.000 professionisti del settore vitivinicolo da tutto il mondo, ha sottolineato proprio le crescenti opportunità globali per i produttori. La stretta relazione che unisce abitualmente i progetti internazionali della rassegna, attraverso il progetto OperaWine o la collaborazione con WineSpectator, è stata affiancata da un rinnovato slancio verso la Cina. Vinitaly ha ospitato per la prima volta una delegazione ufficiale del Ministero del Commercio cinese, oltre ad una qualificata platea di professionisti, importatori, wine-bloggers ed opinion leader cinesi. Le associazioni industriali coinvolte hanno inoltre apprezzato momenti di approfondimento come la presentazione di una ricerca di mercato di G. Micozzi (Università LUISS), che ha coinvolto oltre 10.000 operatori del settore vitivinicolo in tutto il mondo, illustrando la tendenza ormai affermata che vede i BRICS come unico mercato di sbocco in crescita, con ambiziose previsioni di sviluppo per la Cina (+36%).

In realtà il Vinitaly ha rappresentato solamente il momento finale di una crescente attenzione degli attori del mercato alle crescenti opportunità cinesi. Ad esempio, solo quattro settimane prima della rassegna, importanti produttori e trend-setter hanno partecipato al Boroli Wine Forum, un workshop dall’eloquente titolo Vino e Architettura: la cultura Italiana conquista la Cina. L’evento ha avuto una discreta copertura mediatica sia sui mezzi d’informazione generalisti che su magazine specializzati. LaVINIum, affermato magazine indipendente del settore, ha pubblicato un ottimo articolo al riguardo analizzando i fattori chiave di un marketing efficace per i produttori che intendono approcciare il mercato cinese del vino. Ms. Yue Cheng (China Central Television) ha delineato un quadro dei consumatori cinesi con una segmentazione a tre dimensioni: l’acquirente motivato dal benessere, il consumatore attento allo status symbol e la categoria dei giovani manager. Il primo profilo associa la salute ed il benessere al consumo regolare di vino, ed è al centro di campagne promozionali mirate che hanno visto soprattutto il successo dei produttori francesi. La seconda tipologia considera il vino come espressione esteriore di uno status sociale, attivando comportamenti poco sensibili al prezzo e posizionati sulla fascia luxury e su una forte identità di brand. Infine il giovane consumatore, spesso un manager in carriera, con una formazione orientata alla dimensione globale che subisce l’influenza ed il fascino delle culture occidentali, e cerca un buon rapporto qualità/prezzo.

Boroli Wine Forum - IV edizione

Boroli Wine Forum – IV edizione

L’articolo evidenzia l’importanza di una strategia sinergica quale unica via per il successo sul mercato cinese, puntando sulla stretta connessione tra la cultura del vino e l’Italian style. Un approccio integrato può colmare il ritardo accumulato nei confronti dei maggiori competitor, che godono spesso di una maggiore riconoscibilità del prodotto (come i francesi ad esempio).

Una strategia simile è auspicata anche da istituzioni o aziende private: tutti lamentano l’atomizzazione congenita dello scenario italiano, incapace di offrire un’immagine esterna unica e consolidata o puntare su un brand omogeneo trasmettendo un messaggio culturale adatto ad un mercato in rapida crescita. Un’analisi condivisa anche dai professionisti della trade promotion in Italia, come FareSistema ad esempio, che punta il dito contro la dispersione dannosa del fiume di finanziamenti disposti dall’Unione Europea per il settore, che ammontano ad oltre 500 milioni di euro per le sole azioni di promozione. Un patrimonio enorme che diventa inservibile se disperso nelle migliaia di rivoli di organismi locali e territoriali senza alcuna direzione o strategia centralizzata.

Un bel problema se pensiamo al potenziale illimitato di un prodotto venerato in tutto il mondo che affonda le radici in una tradizione millenaria.

Antolini, uno dei migliori produttori della Valpolicella, a lavoro in vigna

Antolini, uno dei migliori produttori della Valpolicella, al lavoro in vigna

Annunci

7 risposte a “Orizzonti d’Oriente per il vino italiano?

    • Davvero. Il problema è fare sistema, proprio come in altri settori. Purtroppo il coordinamento centrale è scarso e manca una forza trainante. Forse le reti d’impresa possono essere una strategia efficace.

      • Proprio così. Anche questo periodo di crisi economica presenta degli spiragli di luce e delle opportunità che spesso l’Italia non riesce a cogliere, vuoi per la rigidità e la mancanza di apertura verso il nuovo, vuoi per la mancanza di aiuti da parte dello Stato

  1. “Lo stato italiano è forte con i deboli e debole con i forti”… sorvolando la citazione da me riportata, cosa ne pensi Valerio dell’ aumentare dei timori legati allo scoppio di una bolla speculativa in Cina? La loro politica di indebitamento non è poi diversa da quella dei paesi dell’UE, per carità, ma i loro “soldi facili” non portano a uno sviluppo dell’economia reale. Il Loro mercato è dominato da logiche finanziarie a brevissimo termine, con totale assenza di regole e controlli e un sistema finanziario pseudo-legale, con uno sfruttamento dei lavoratori quasi ‘ripugnante’ ai limiti della decenza. Quanto resisterà la Cina nel mercato mondiale?… scusami se sono prolissa e ho scritto di getto, magari volevi solo esaltare il vino italiano!ahahhahahhhha…

    • Grazie per il commento interessante e stimolante Elisa, sottolinei diverse questioni molto attuali e determinanti per lo sviluppo del mercato cinese. I timori per le bolle speculative ed il surriscaldamento dell’economia finanziaria sono fondati, e cominciano ad essere trattati anche da autorevoli commentatori, le conseguenze si avvertiranno presto. Le condizioni lavorative sono da sempre uno degli argomenti trattati anche in sede multilaterale (dalle Singapore issues fino alle ambizioni del Doha round), con posizioni anche estreme che temevano addirittura il “social dumping” alimentato dalla irrisoria incidenza del costo del lavoro nella produzione dei prodotti esportati dalla Cina. Sono convinto che l’integrazione nell’economia globale abbia portato conseguenze migliori anche su questo campo, si assiste anche ad un innalzamento del costo del lavoro soprattutto nelle regioni manifatturiere di primo sviluppo, e casi eclatanti come quello della Foxconn non sono rimasti lettera morta. C’è ancora molta strada da fare.
      Guardando alla Cina con gli occhi di un paese esportatore credo che le opportunità siano molteplici per diversi segmenti di eccellenza del Made in Italy, anche se la complessità del mercato va affrontata con la giusta preparazione (mezzi adeguati e risorse umane ad hoc!). Il vino ha accumulato ritardi importanti rispetto ai francesi, ed ora che si muove qualcosa la guerra commerciale dei pannelli solari rischia di compromettere tutto.
      Che ne pensi?

  2. E’ proprio la guerra commerciale che sta per scatenarsi per i pannelli fotovoltaici che mi preoccupa poiché la Cina ha iniziato la produzione nel totale silenzio, avvantaggiandosi prima di qualsiasi altra nazione, fiutando in largo anticipo un mercato in divenire, specializzandosi finalmente anche nella qualità del prodotto, importando dalla Germania i macchinari utili alla fabbricazione e poi trovarsi dinanzi il problema dei dazi. Se li teniamo bassi la Cina continuerà ad esportare/importare altrimenti ci chiuderà i ‘rubinetti’ e allora addio made in Italy. A cadere saremo noi, la Francia e la Germania e non sarebbe cosa buona.
    E delle campagne di estrazione della Cina legate al gas e al petrolio da roccia a da sabbie bituminose, legandosi sempre meno alle importazioni, cosa ne pensi? Conosci l’Italian town, il primo progetto di sviluppo e internazionalizzazione di aziende italiane in Cina di iniziativa totalmente cinese? Leggevo che a HongQiao ha già aperto uno store di 900 metri quadri con circa trenta aziende del made in Italy e il “creatore” sta puntando anche alle aziende sarde. Che altro aggiungere…forse con la Cina è bene attendere che siano loro a chiamare Noi!!! ahahaah!…
    Paura Cina o Sfilata haute coiuture Cina?: )

    • Certamente emergono una serie di aspetti molteplici che andrebbero considerati in modo specifico e singolarmente. Una cosa è certa: mentre si muovono le grandi forze dell’economia internazionale noi dobbiamo recuperare un ritardo cronico nell’approccio al mercato cinese investendo in professionalità e marketing mirato. È un paese dove le ingenuità costano care e i competitor non stanno a guardare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...