Public Architecture: il potere del pro bono

Public Architecture è un’organizzazione no profit californiana fondata nel 2002 da John Peterson (Peterson Architects) diventata punto di riferimento per l’attività pro bono degli studi di architettura e design del paese. L’obiettivo mira a mobilitare i designer per mettere l’architettura al servizio della pubblica utilità, attraverso un’organizzazione promotrice ed in grado di catalizzare attraverso progetti strutturati e complessi le energie di designer, associazioni, sponsor, studi associati.Public Architecture

Nel declinare la propria mission, Public Architecture si pone come un modello, un metodo, un motore propulsivo del pro bono. Un modello di lavoro in grado di offrire spazi di espressione e professionalità liberi dai vincoli economici e finanziari, per mettere l’architetto al servizio del bono publico. E’ anche un metodo che rovescia il tradizione approccio top-down del settore, ponendosi in una posizione di leadership nella definizione delle esigenze che compongono problemi complessi che l’architettura pro bono può contribuire a risolvere. Infine rappresenta un vero e proprio motore propulsivo nella determinazione con cui persegue l’obiettivo di istituzionalizzare l’attività pro bono degli studi di architettura USA, cercando di ottenere risultati e prestazioni simili al pro bono esercitato in altre professioni come, ad esempio, quella legale.

L’obiettivo di istituzionalizzare l’attività pro bono nel settore dell’architettura e del design si risolve prevalentemente nel programma “The one percent” attraverso il quale gli studi di architettura si impegnano ad impiegare l’1% delle proprie ore di lavoro fatturabili ad attività, servizi e progetti pro bono.

The One Percent Project

The One Percent Project

Attraverso il programma, gli studi di architettura sono in grado di identificare le organizzazioni no profit in tutto il paese che hanno esigenze specifiche. Queste ultime, viceversa, entrano in contatto con professionisti e studi nella loro zona di pertinenza che possono fornire servizi o consulenze. Il programma mira a creare un network consolidato di studi di architettura, organizzazioni no profit, produttori, finanziatori e donatori, per attivare sinergie mirate al miglioramento delle infrastrutture no profit negli USA. Ad oggi il progetto ha raggiunto risultati vertiginosi, con oltre 1.156 studi di design ed architettura partecipanti, 707 organizzazioni no profit ed oltre 340.000 ore pro bono al servizio del progetto, che equivalgono ad un valore economico di oltre 30 milioni di dollari. Il panorama dei partecipanti annovera i grandi nomi dell’architettura USA come Gensler, ma anche piccole realtà come Mad Dimensions che ha 15 dipendenti e dedica circa 40 ore annuali di attività pro bono al progetto.

Significativo anche l’impatto sulla professionalità ed il business delle aziende coinvolte, come spiega Amy Ress, manager del progetto (su Business News Daily):

Aldilà della soddisfazione generata da un’attività in linea con i valori aziendali del proprio studio di architettura, i designer e gli architetti riportano spesso i vantaggi che derivano dal pro bono da un punto di vista prettamente business related. Non si tratta più di una semplice restituzione alla collettività: gli studi adesso chiedono di più alla propria attività pro bono: espandere il proprio business a nuovi mercati, costruire e consolidare relazioni nella comunità, contribuire alla crescita del personale.

Tra i numerosi progetti realizzati, hanno avuto grande risalto realizzazioni come la ScrapHouse, una temporary house realizzata con materiale di recupero ed allestita da un esercito di volontari in sole sei settimane si fronte al municipio di San Francisco nel World Environment Day.

ScrapHouse (photo by Cesar Rubio - copyright Public Architecture 2005)

ScrapHouse (photo by Cesar Rubio – copyright Public Architecture 2005)

ScrapHouse - Interior (photo by Cesar Rubio - copyright Public Architecture 2005)

ScrapHouse – Interior (photo by Cesar Rubio – copyright Public Architecture 2005)

La Day Labor Station è invece un prototipo di struttura per l’accoglienza dei lavoratori giornalieri durante l’attesa dei datori di lavoro occasionale, concepita per essere allestita nelle location “informali” di reclutamento di questa forza lavoro atipica ma diffusa. Un progetto realizzato secondo i principi della sostenibilità ambientale, e in base alle numerose interviste dei lavoratori occasionali per comprendere necessità e desideri, e migliorarne la quotidianità.

Labor Station (model)

Labor Station (model)

Ulteriori progetti, meno considerati dai media, ma molto utili alla collettività sono stati realizzati in tutto il paese: scuole, centri di accoglienza, uffici per organizzazioni no profit, edifici per healthcare ed istruzione. Altri ancora sono in corso di realizzazione, come la Sunset Cooperative Nursery School a San Francisco, che cerca di incarnare lo spirito del quartiere in cui sarà realizzata.

Sunset Cooperative Nursery School

Sunset Cooperative Nursery School

Risaltano professionalità, determinazione, attenzione al ritorno d’immagine e, nel medio periodo, anche di business per i soggetti coinvolti, senza perdere di vista i valori e gli obiettivi nobili che animano i progetti. Un approccio pragmatico e concreto, che riproduce in architettura quanto ha funzionato in altri settori come il legale o anche l’IT, con diverse aziende, startup e professionisti che hanno messo a disposizione della collettività il proprio patrimonio professionale, non senza ritorni individuali.

Un esempio da seguire anche in Europa, su scala continentale. Ne beneficiano le aziende coinvolte e, senza dubbio, la res publica.

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