Il nuovo volto del Giappone

Le elezioni del 16 dicembre hanno rivoluzionato l’assetto del Parlamento giapponese con la vittoria del Liberal Democratic Party (LDP) del nuovo premier Shinzo Abe, esponente della corrente conservatrice e nazionalista del partito, tornato al governo dopo la breve esperienza annuale del 2006-2007. La vittoria è arrivata soprattutto grazie all’implosione del Democratic Party of Japan (DPJ) che è precipitato da 230 seggi agli attuali 57.

Shinzo Abe

Shinzo Abe

L’affermarsi di Abe e del suo LDP ha destato diverse e autorevoli perplessità, come dimostrano i diversi editoriali dell’Economist a dicembre scorso (Go on mr. Abe: surprise us) e all’inizio dell’anno (Down-turn Abe), soprattutto per la linea di governo in politica estera con la gestione dei recenti attriti con la Cina per le isole Senkaku/Diaoyu, ed alcune dubbie dichiarazioni provocatorie nei confronti della Corea del Sud.

Ma la nuova politica economica giapponese rappresenta senza dubbio l’aspetto di maggiore rilevanza: Abe ha infatti inaugurato un audace pacchetto di politiche espansive e di stimolo con l’obiettivo di rilanciare l’economia nazionale e lasciarsi alle spalle la deflazione.

Il programma, che molti chiamano già Abenomics, si compone di tre linee: politica monetaria espansiva, applicazione flessibile dello stimolo fiscale, una strategia integrata di crescita e sviluppo (per incrementare gli investimenti privati puntando su green industry, hi-tech, ricerca e sviluppo).

Come spiega il prof. Abe Jun’ichi, i primi passi importanti per avviare l’Abenomics sono stati intrapresi nella definizione di una spesa pubblica ingente ed aggressiva, e nelle pressioni sulla Bank of Japan per l’innalzamento del tasso d’inflazione programmata al 2% e l’adozione di politiche monetarie espansive.

Le scelte di Abe appaiono audaci, considerando soprattutto il rapporto tra debito pubblico e PIL che viaggia a quota 236% e quello deficit/PIL al 10%, ma contano su due leve importanti: il finanziamento del debito pubblico detenuto quasi completamente all’interno del paese sul quale si pagano tassi di interesse (sui decennali) dello 0,82% (un livello inferiore a Germania ed USA) nonché l’ingente quantità di crediti sull’estero accumulati con i surplus commerciali.

Liberal Democratic Party - Japan

Liberal Democratic Party – Japan

Il primo effetto della politica monetaria ha generato un immediato deprezzamento dello Yen (con l’abituale fiorire del trading e delle oscillazioni annesse) che, seppur annoverato tra gli obiettivi dell’Abenomics al fine di favorire le esportazioni, è assai dibattuto per gli effetti deleteri che potrebbe avere sulla bilancia commerciale considerando il peggioramento dei prezzi delle importazioni. Un aspetto da non sottovalutare considerando che il Giappone, avendo spento le centrali nucleari a seguito del disastro di Fukushima, acquista un volume sempre crescente di materie prime energetiche dall’estero.

Un’aggressiva discesa del valore dello Yen sul dollaro e l’euro, in base a politiche economiche scarsamente concertate con gli altri big player globali (UE, USA), può inoltre generare poco auspicabili guerre valutarie, destinate ad annientare i vantaggi acquisiti o ricercati, precipitando tutti gli attori in una situazione ben peggiore di prima (il famoso third best tanto caro alla teoria dei giochi e alla dottrina economica).

Il dibattito si è scatenato tra neo-keynesiani, monetaristi, investitori ed osservatori di tutto il mondo. Ma le domande che dovremmo porci in Europa riguardano la possibilità di abbandonare la depressiva Merkenomics imperante, con l’austerity a tutti i costi ed il vincolo di bilancio imperante. L’opportunità, come ha suggerito anche Alberto Quadrio Curzio (Il Sole 24 Ore via Micromega), è di concepire una terza via più equilibrata e condivisa, un’Euronomics in grado di lanciare la ripresa economica in Europa abbandonando l’attuale atteggiamento restrittivo su tutte le leve di politica economica. L’effetto del Giappone che si scaglia in tentativi audaci e, forse, azzardati provocherà effetti collaterali anche per l’economia europea (l’apprezzamento dell’euro, ad esempio), accelerando l’effetto depressivo dell’attuale linea economica.

E’ tempo di scuotersi e cambiare rotta, prima che la ripresa diventi un miraggio ancora più lontano e confuso.

Reuters - Japan economy

Reuters – Japan economy

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