Libano e settore contract: il Paese dei cedri tra crisi e opportunità

Il Libano possiede da sempre il potenziale di un gateway naturale per l’area geoeconomica dei paesi MENA (Middle East and North Africa). Ha un sistema economico di libero mercato con una storica tradizione commerciale all’insegna del laissez-faire e, seppure siano limitate le restrizioni agli investimenti diretti esteri in ingresso, vi sono ostacoli diffusi dovuti a burocrazia, corruzione, barriere doganali non tariffarie, vincoli fiscali e scarsa tutela della proprietà intellettuale.

Il 2011 è stato un anno sui generis con una accentuata contrazione del PIL dopo diversi anni di crescita economica costante (+8,2% in media nel quadriennio precedente), ed una preoccupante situazione di stallo politico durato oltre sei mesi generato dall’assenza di un governo alla guida del paese. Il divampare della Primavera Araba avrebbe rappresentato un’opportunità senza precedenti per porsi agli investitori e partner commerciali come rifugio sicuro dell’area MENA e gateway obbligato. Sfortunatamente il rallentamento dell’economia e l’incertezza politica hanno tarpato le ali ad una simile prospettiva.

Il recupero del turismo e degli investimenti hanno determinato però una recente previsione al rialzo per la crescita del PIL, che ipotizzano un ottimistico +5% di trend entro il 2014. Riforme importanti come il finanziamento del nuovo Piano di Investimento Energetico, una legge sui capitali con l’obiettivo di spianare la strada alla Borsa di Beirut ed importanti provvedimenti nel settore delle telecomunicazioni, hanno delineato un quadro di ripresa promettente.

Per le aziende italiane l’attenzione interessa soprattutto il settore contract ed immobiliare, che negli anni dell’immediato dopoguerra (anni ’90) ha conosciuto un vero e proprio boom, determinato in larga misura dalla domanda degli espatriati libanesi che hanno acquistato oltre il 60% degli immobili venduti, beneficiando di incentivi statali. Il clima politico di ottimismo generato dall’accordo di Doha del 2008 ha impresso una nuova spinta al mercato, incoraggiando tendenze già in atto. La contrazione che ne è seguita ha spostato il baricentro della segmentazione al consumo, privilegiando la fascia media, mentre il Libano del Sud vive un nuovo boom edilizio dovuto dalla relativa facilità nell’avvio di nuovi progetti edilizi attraverso percorsi autorizzativi locali.

Un segnale chiaro sono iniziative recenti, proprio in ambito contract, come l’evento ContractItaliano a Beirut del 23 ottobre scorso, che ha coinvolto quasi 150 operatori libanesi del settore e 12 aziende italiane rappresentative dei segmenti edilizia, arredamento, illuminazione, tessile per la casa.

Ma l’aspetto più interessante è senz’altro il proliferare di progetti contract “chiavi in mano”, espressione di una filiera integrata di servizi che vanno dalla progettazione, engineering, costruzione, sino all’arredamento degli interni e agli aspetti finanziari e commerciali più salienti. Progetti in atto come il 9 Boulevard: un complesso residenziale completamente nuovo nel cuore di Metn (sul Monte Libano), con 9 edifici residenziali che offrono appartamenti dai 220 ai 265 metri quadri ed una gamma completa di servizi ed infrastrutture, con ottima vista sul mare e la montagna.
Oppure, nel settore Office & retail il progetto Building 1481 costruito puntando sull’altissima qualità dei materiali sia nella fase di costruzione, che nell’arredo d’interni e nei rivestimenti, per spazi commerciali e centri direzionali di alto livello.
Infine villaggi completamente integrati secondo un unico concept progettuale, come Boutchay Hills (qui una brochure dettagliata) costruito dalla ESLA (Elias Saad Luxury Apartments). Un villaggio a soli dieci minuti dalla caotica Beirut, costruito secondo un progetto architettonico di sviluppo urbano all’avanguardia per il paese, con strutture residenziali, ricreative e servizi di primo livello per gli acquirenti.

Gli spazi per le aziende italiane del settore arredo ed edilizia, attente alle grandi opportunità del contract internazionale, sono molteplici. Il know how indiscusso, la qualità sia nel residenziale, che nell’ hospitality possono davvero imporre una visione Made in Italy ai competitor e agli operatori locali. La situazione nella vicina Siria, che rischia di compromettere la sicurezza ed il business in tutta l’area mediorientale preoccupa tutti, in primis il popolo libanese, stanco di guerre fratricide e sterile instabilità.
Superate queste incertezze, per le aziende del contract il Libano rimane un mercato con un discreto potenziale, proprio nel bacino mediterraneo: una proiezione naturale per tutti i produttori europei.

E’ ora di respirare l’aria salmastra di Beirut e la contagiosa, trascinante allegria ed ospitalità del popolo libanese, agganciando il treno in corsa di un business interessante.

Lebanon: Boutchay Hills

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